Registratore Telematico: trasmissione entro 12 giorni

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Con un’interrogazione a risposta immediata in Commissione Finanze della Camera, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in assenza di connessione a Internet si dovrà comunque comunicare la chiusura fiscale entro 12 giorni. 

La trasmissione telematica dei corrispettivi avviene automaticamente con la prima connessione utile alla rete. Fondamentale, però, rispettare la scadenza dei 12 giorni.

A stabilirlo è l’Agenzia delle Entrate: la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze Maria Cecilia Guerra riporta i chiarimenti durante l’interrogazione a risposta immediata del 30 gennaio in Commissione Finanze della Camera.

A offrire lo spunto per fare luce sulla questione della memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi quando il registratore telematico è senza internet è la deputata Sandra Savino la quale, durante l’interrogazione parlamentare del 30 gennaio 2020, ha portato all’attenzione del governo la gestione dello scontrino elettronico e della chiusura di cassa nella fascia oraria critica che va dalle 22 alle 24.

Riportando i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, la sottosegretaria al MEF Maria Cecilia Guerra chiarisce che l’orario di chiusura non è rilevante e ripercorre le regole da seguire nel caso di un registratore telematico senza internet.

“Dalle 3 alle 5 del mattino lo stesso sistema dell’Agenzia delle Entrate potrebbe risultare indisponibile a ricevere il file dei corrispettivi. Questa limitazione tuttavia non ha alcun effetto per l’esercente in quanto è il RT che al momento della chiusura di cassa elabora e sigilla il file da trasmette e se già collegato alla rete internet inizia a effettuare più tentativi di invio del file da quel momento fino a che il sistema dell’Agenzia delle Entrate acquisisce il file”.

Per essere in regola con la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi non è necessario essere connessi alla rete:

“Il registratore telematico può operare la memorizzazione dei dati dei corrispettivi e la conseguente emissione del documento commerciale così come la chiusura di cassa anche offline”.

Cosa accade in questi casi?

“In questa ultima ipotesi il registratore telematico predispone in automatico il file dei corrispettivi giornalieri sigillando elettronicamente il file, garantendone quindi sicurezza e inalterabilità, e nel momento in cui l’apparecchio sarà connesso a internet provvederà automaticamente a inviare lo stesso file ai server dell’Agenzia delle Entrate”.

Quando si usa un registratore telematico senza internet non serve, successivamente, intervenire con specifici accorgimenti: tutte le operazioni necessarie alla trasmissione telematica dei corrispettivi vengono eseguite dall’apparecchio in modo automatico, senza necessità di intervento dell’esercente.

Registratore telematico senza internet senza impedimenti, ma attenzione alla scadenza dei 12 giorni

In altre parole, per lo scontrino elettronico la connessione a internet serve, ma non è fondamentale. O almeno non sempre. Bisogna fare attenzione, infatti, a rispettare in ogni caso la scadenza dei 12 giorni per l’invio dei corrispettivi telematici:

“È necessario che il file arrivi all’Agenzia delle Entrate entro 12 giorni dalla chiusura di cassa ed è importante che il RT si connetta almeno una volta ogni 12 giorni per effettuare l’invio del file”.

L’esercente o un suo delegato potranno verificare in qualsiasi momento anche sul portale dell’Agenzia delle Entrate la ricevuta dell’avvenuta trasmissione del file.

Se nell’arco dei 12 giorni il Registratore Telematico non si connette a internet è possibile, ma soprattutto necessario, procedere in un altro modo:

  • effettuare il salvataggio dei file con i corrispettivi elaborato e sigillato dal registratore al momento della chiusura di cassa su memoria esterna, come ad esempio una penna USB;
  • utilizzare un PC o un altro strumento con connessione internet;
  • accedere al portale Fatture e Corrispettivi;
  • caricare il file sul sistema dell’Agenzia delle Entrate.

L’operazione può essere effettuata sia dall’esercente in prima persona che dal suo intermediario delegato.

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Trasmissione telematica dei documenti di acquisto SSN

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Dal 1° febbraio 2020 tutti gli ordini di acquisto degli enti del Servizio Sanitario Nazionale dovranno essere effettuati esclusivamente in formato elettronico e trasmessi attraverso il Nodo di Smistamento degli Ordini (NSO).

Dal 3 Febbraio nel Digital Hub Zucchetti sarà disponibile la ricezione degli ordini inviati da NSO (Ordinazione Semplice), permettendo quindi di adeguarsi a questo nuovo obbligo normativo.

Recentemente il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha richiesto un nuovo accreditamento per poter operare come intermediari, accreditamento già effettuato per il Digital Hub e a fronte del quale è stato generato un nuovo codice destinatario specifico per la ricezione degli ordini dall’NSO nel nostro applicativo (Y6EM4H47): l’indirizzo completo che dovrà essere indicato all’interno dei file degli ordini dalle P.A. è NSO0:Y6EM4H47.

Il codice destinatario SUBM70N deve essere utilizzato, come attualmente, per le sole fatture elettroniche passive.

Il servizio non necessita di attivazioni; commercialmente gli ordini ricevuti saranno conteggiati ai fini dei consumi come una normale fattura elettronica di acquisto.

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Windows 7, fine del supporto Microsoft: cosa fare?

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In questi giorni Microsoft ha comunicato che non rilascierà più aggiornamenti per Windows 7. Questa decisione porterà con sé l’impossibilità di ricevere aggiornamenti e protezioni da patch di sicurezza con conseguente esposizione a minacce informatiche

Si aspettano infatti numerosi attacchi di virus sui sistemi con Windows 7, in particolare è atteso WannaCry, il ransomware che nel 2019 ha colpito milioni di utenti. Secondo gli esperti, si prevede che il 26% delle aziende useranno ancora il software Microsoft appena abbandonato. La conseguenza sarà un aumento dei PC infettati da WannaCry per un danno ingente per le aziende, perdita di produttività e di dati oltre a tantissimi hardware danneggiati.

Se è pur vero che in tantissimi uffici pubblici è facile imbattersi ancor oggi in macchine che adoperano addirittura Windows XP – ritirato ad aprile 2014 (!) – la diffusissima pratica che consiste nel continuare a utilizzare sistemi operativi ormai superati è fortemente sconsigliata, a meno di non volere correre il rischio sperando che non accada mai.

Windows 7 non sarà più supportato dal 14 gennaio 2020

Microsoft ha fissato come data di “fine vita” per le varie edizioni di Windows 7 il 14 gennaio 2020: si tratta, come sempre accade in questi casi, di un martedì, il secondo del mese, giorno in cui verranno rilasciati gli ultimi aggiornamenti ufficiali per Windows 7.
Ciò significa che il giorno seguente al 14 gennaio 2020, Windows 7 terminerà di esistere e Microsoft non assicurerà ai clienti alcuna forma di supporto, per tutte le edizioni disponibili.
A partire dal 15 gennaio, infatti, i tecnici Microsoft non rilasceranno più alcuna patch per Windows 7, neppure per sanare problematiche di sicurezza.

Cessando anche il periodo di supporto extended, Microsoft metterà nuovi aggiornamenti di Windows 7 solo nelle mani delle aziende che stipuleranno costosi abbonamenti speciali (programma Windows 7 Extended Security Updates (ESU): 50€ per ogni workstation durante il primo anno, 100€ durante il secondo, 200€ per ciascun sistema il terzo anno.

Fine del supporto di Windows 7: cosa fare

A fine dicembre 2019, Windows 7 restava ancora il secondo più utilizzato al mondo con il 26,6% delle quote di mercato. Pensare che Windows 10 è leader con il 54,6% ma il “sorpasso” su Windows 7 si è registrato solo tra novembre e dicembre 2018 (fonte: NetmarketShare, Netapplications).

Per i professionisti e le aziende che utilizzano molte workstation Windows 7, passare a Windows 10 è di fatto pressoché obbligatorio:

1) Il consiglio è quello di creare un’immagine del sistema con l’intera configurazione di Windows 7, la struttura del disco o dell’unità SSD e i dati memorizzati salvandola quindi su un server NAS o su una cartella condivisa in rete locale.
Per procedere in tal senso si possono usare diverse utility disponibili sul mercato come AOMEI Backupper, EASEUS Todo Backup, Macrium Reflect e MiniTool ShadowMaker. Si creerà così un’unica immagine che permette il ripristino completo dell’intera configurazione del sistema in caso di problemi.

In alternativa c’è anche l’ottima utilità -conosciuta da pochi – Microsoft basata su riga di comando e integrata in Windows: wbAdmin. 

2) Utilizzando l’Assistente aggiornamento Windows 10 si possono aggiornare le macchine Windows 10 a costo zero senza neppure la necessità di introdurre manualmente alcun Product Key.

Per procedere in tal senso si può creare un supporto d’installazione USB con il Media Creation Tool (scegliere l’opzione Crea supporti d’installazione) oppure scaricare il file ISO di Windows 10 seguendo le indicazioni riportate nell’articolo Scaricare Windows 7, Windows 8.1 e Windows 10 dai server Microsoft.

Bisognerà però aver cura di generare un supporto d’installazione di Windows 10 contenente un’edizione del sistema operativo identica a quella a cui si riferisce il Product Key di Windows 7 o di Windows 8.1.
In altre parole, il vecchio Product Key di Windows 7 Starter, Home Basic e Home Premium può essere esclusivamente utilizzato per installare e attivare Windows 10; il vecchio Product Key di Windows 7 Professional e Ultimate per Windows 10 Pro. Stessa cosa per le varie edizioni di Windows 8.1.
===> Tutto questo ha però un senso se il Product Key inserito è di tipo Retail (non OEM). 

3) I file relativi a Windows 7, dopo l’upgrade a Windows 10 con Assistente aggiornamento Windows 10 o con l’utilità Media Creation Tool vengono conservati nella cartella \Windows.old.

Tale cartella non dovrebbe essere subito rimossa perché, in caso di problemi, rappresenta la chiave per tornare a Windows 7 senza mettere mano ai software di disk imaging citati in precedenza.
Anzi, per chi passa da Windows 7 a Windows 10, suggeriamo di aumentare il numero di giorni durante i quali il sistema operativo conserva il contenuto della cartella \Windows.old.

 

Windows 7 Addio: e se non si volesse abbandonare?

In sintesi

1) Per limitare i danni in caso di mantenimento di Windows 7 oltre i limiti consigliati da Microsoft c’è bisogno di ristrutturare anche la mentalità dei dipendenti delle aziende, soprattutto se non avvezzi a salvare i dati di lavoro in modo che possano essere al sicuro. Ad esempio, l’uso di server centralizzati o il cloud potrebbero aiutare a ridurre i rischi.

2) Importante che si ricorra ciclicamente al backup dei dati, poiché se gli attacchi ransomware si basano sul riscatto dei propri dati, effettuare un salvataggio periodico vi espone meno al pagamento dei criminali. Non pretendiamo di fare copie di backup su più dispositivi, ma almeno su supporti hardware esterni può bastare.

3) Accertarsi che i sistemi Windows 7 non siano direttamente esposti sulla rete Internet ma siano connessi in rete locale dietro router dotato di funzionalità NAT fornisce già notevoli rassicurazioni.

4) Fondamentale disattivare sul router il supporto per protocollo UPnP in modo che eventuali applicazioni in esecuzione non aprano porte in ingresso.

5) I sistemi Windows 7 andrebbero possibilmente isolati dal resto della rete locale magari servendosi delle VLAN e segmentando così il network. 

6) L’utilizzo di software antiexploit e un controllo più severo sul traffico mediante una più attenta configurazione del firewall (va benissimo anche il firewall integrato in Windows) permetterà di scongiurare la fuoriuscita di dati e la trasmissione verso server remoti.
L’adozione di un’applicazione come Windows Firewall Control, recentemente divenuta del tutto gratuita  consentirà di “addestrare” il firewall di Windows 7 affinché blocchi anche i tentativi di connessione in uscita non indispensabili per il funzionamento del sistema operativo e dei programmi che si adoperano di norma.

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